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Oil for Food

Scritto da admin il 11 Maggio 2008 – 23:27

Articolo a firma di Luca Riva, originariamente comparso su Il Frondista (giornale universitario di eccellente fattura).
Ringraziamo vivamente Alessandro Capocaccia per aver concesso la ripubblicazione su questo sito.

Poche ore prima che si scatenasse il giusto putiferio sui risultati delle elezioni, reso ancor più interessante da altisonanti analisi sociologiche sulla scomparsa dei comunisti e sul successo dei leghisti, ho avuto modo di occuparmi brevemente del problema alimentare. Grazie ad un’insolito allineamento astrale (leggi “mediatico”) ad una bella inchiesta sul rapporto biofuel-deforestazione è seguita una puntata di Report sul mercato italiano dei prodotti agricoli: un po’ di chiarezza su distribuzione, prezzi, biologico e filiera corta. Il Professore su Repubblica ha fatto il punto della situazione, seguito il giorno dopo dal Corriere che ha pubblicato un paginone sui 36 paesi in crisi alimentare. L’ultimo numero dell’Economist lo chiama “The Silent Tsunami”, citando una funzionaria del WFP che definisce così l’ondata mondiale di inflazione sui prodotti agricoli. Potrei continuare ma mi fermo qui. Il problema è serio e come tutti i problemi di questo tipo trova ampio spazio sui media seri, qualche spazio sui migliori media italiani, zero spazio su quelli mainstream e, soprattutto, sull’agenda dei politici nostrani.

A parte questo, qual è lo scenario che ci troviamo davanti? Da quanto ne so abbiamo l’agricoltura Europea protetta e sovvenzionata, con la PAC che costa circa 55 miliardi di euro all’anno, penalizza le agricolture dei paesi in via di sviluppo con dazi del 23% e non evita che i prezzi al campo siano ugualmente molto bassi. Stesso discorso negli Stati Uniti, in cui interi settori in cui il paese è primo esportatore del mondo (vedi cotone e mais) campano grazie ai sussidi federali. Su entrambe le sponde dell’Atlantico questi incentivi, pagati da tutti contribuenti, finiscono principalmente nelle tasche delle grandi aziende, mentre ai piccoli coltivatori che si propongono di salvare dalla povertà arriva meno del 20% della torta.

Cina e India stanno aumentando i loro consumi alimentari ad un ritmo paragonabile solo alla loro crescita economica. E una società più ricca consuma più carne, la cui produzione consuma più acqua, più suolo e più energia dell’equivalente in cereali. Poi c’è il fattore biofuel, che si articola in vari problemi: tecnologico, perché il bioetanolo da zucchero evita il 91% delle emissioni di CO2 rispetto alla benzina, mentre quello da granturco solo del 20%. E chi assicura che il processo sia energicamente vantaggioso? Poi c’è il problema commerciale, di quanto costa un litro di biodiesel o di etanolo rispetto alla benzina verde o al diesel convenzionale. E i paesi, come USA e Brasile, che investono in questa tecnologia si fanno la guerra commerciale, alterando i prezzi anche su questo mercato. Infine il problema sistemico, di quanto le colture vengono espanse per produrre biofuel, di quanta produzione alimentare viene sacrificata per farne carburante, di quanto i cambiamenti climatici renderanno questa misura “verde” veramente percorribile.

D’altro canto un aumento generalizzato dei prezzi alimentari nei paesi in via di sviluppo potrebbe stimolare l’offerta e permettere a quegli agricoltori oggi sottopagati di guadagnare abbastanza di investire in irrigazione e tecniche agronomiche moderne. E da quanto ho capito dal reportage su Rai Tre non sono tanto il mix di pesticidi e fertilizzanti della rivoluzione verde anni ‘60, quanto le tecniche biologiche e naturali, che garantiscono le stesse rese, prodotti più validi dal punto di vista nutrizionale, risparmio sulla chimica e minor impatto ambientale.

Fino a pochi anni fa si diceva che il mondo producesse n volte il cibo necessario per sfamare tutti e fosse solo un problema di distribuzione delle risorse. Ora scopriamo che non è così e che un altro problema urgente e globale si aggiunge alla questione climatica. Mi piacerebbe cominciare a capirci qualcosa insieme a voi.


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Scritto in Giornale Online |

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