Corea del nord: il paradiso dei lavoratori?
Scritto da Andrew il 25 Aprile 2008 – 22:01Il governo nordcoreano non ha buona fama a livello internazionale. Amnesty International e Human Rights Watch lo classificano come uno dei meno rispettosi dei diritti umani a livello mondiale. L’ufficio dell’alto Commissario dell’Onu per i diritti umani ha riconosciuto ufficialmente l’esistenza di almeno quindici campi di lavoro (leggasi: concentramento) nel paese, dove sono rinchiusi tra i 250.000 e i 350.000 prigionieri, e l’uso estesissimo che si fa della tortura, di trattamenti inumani e degradanti, di detenzione arbitraria, di condanne a morte per motivi politici e di molti altri (poco piacevoli) abusi. Sono anche registrate le condanne a morte e le torture per chi cerca di fuggire dal paese, ma costui o viene scoperto prima di riuscirvi oppure è rimpatriato da un paese terzo; ma anche la pervasività dei limiti alla libertà di stampa, opinione, associazione e religione è a livelli titanici.
Diversi transfughi (spesso ex-detenuti dei gulag) hanno parlato di camere a gas nei campi, esperimenti medici sui prigionieri per testare la potenza di esplosivi o l’efficacia di veleni, spargimenti di metallo fuso sulle teste dei cristiani che rifiutano di rinunciare alla propria religione, detenuti costretti a uccidersi tra loro dalle guardie o divorati da cani feroci e infine di aborti forzati, anche al nono mese, effettuato con iniezioni saline in vena, sulle prigioniere; qualora la gravidanza non sia scoperta e le stesse riescano a dare alla luce il bambino, lo stesso è immediatamente soppresso dalle guardie. La castrazione chimica dei nani e l’emarginazione sociale dei diversamente abili, e la condanna dell’intero nucleo familiare al campo, anche in presenza della colpevolezza accertata di un solo membro della stessa, sono altri elementi che sembrano portarci in un ipotetico 1984 di orwelliana memoria. Purtroppo qui non si tratta di finzione. Le prove contro il governo nordcoreano (come le immagini satellitari dei gulag) sono troppe e le testimonianze troppo numerose perché si gridi alla cospirazione o al complotto. In un paese ripiegato su se stesso, nel quale ai cittadini è vietato qualsiasi contatto con lo straniero, la televisione riceve solamente l’unico canale statale e internet è (ovviamente) assente, i limiti del potere governativo, onnipresente e opprimente, semplicemente non ci sono. Ed è sempre stato così. La repubblica democratica popolare di Corea nasce nel 1948, nella metà settentrionale, occupata dall’Unione Sovietica, dell’omonima penisola. A capo della nazione è posto Kim-il-Sung, semisconosciuto partigiano anti-giapponese negli anni ’30 e ’40, che ispirandosi ad una singolare ideologia autarchico - marxista (la Juche) da lui stesso elaborata e grazie all’appoggio sovietico e stretti legami con l’esercito, procede alla rapida eliminazione di ogni forza di opposizione al nascente regime e alla costruzione di un totalitarismo che diventerà ereditario (primo caso per una nazione marxista) alla sua morte (nel 1994) quando gli succederà il figlio Kim Jong Il. Sarà Kim il Sung, con l’avvallo di Stalin e Mao Zedong, ad iniziare, nel 1950, la sanguinosa guerra di Corea per la conquista dell’intera penisola, a commissionare la costruzione dei campi di concentramento nei primi anni ’70, a vietare ai suoi cittadini ogni diritto e ogni libertà di movimento e spostamento, a ordinare attentati all’estero contro membri del governo e cittadini sudcoreani (come l’abbattimento del volo della Korea Air Line il 29 novembre 1987 con 131 morti) ed infine a essere oggetto di agiografie statali, dove è descritto con tratti semi-divini(fatte ingurgitare a forza ai giovani nordcoreani sin dall’asilo). ad essere stato nominato Presidente Eterno della Repubblica Democratica Popolare alla sua morte nel 1994. In pratica suo figlio Kim Jong Il, con fama da playboy e regista dilettante, ha ereditato una vera e propria casa degli orrori senza mai dover fare granché per mantenerla in attività, limitandosi a perpetuare lo status-quo, ad organizzare elezioni farsa nelle quali il e ad avviare qualche timida apertura in senso capitalistico, come una zona di libero mercato al confine con la Corea del Sud. Kim figlio si è preoccupato di dotare il paese di un piccolo ma importante arsenale nucleare, come deterrente da eventuali attacchi stranieri (dal 2004 all’incirca). Ha rafforzato le relazioni con la Cina (dalla quale la Corea del Nord è strettamente dipendente in ambito economico). In politica estera, dal 2000, ha aderito alla Sunshine Policy portata avanti dal presidente sudcoreano Kim Dae Jung, una (inefficace) politica di riconciliazione basata soprattutto sugli aiuti economici dei ricchi fratelli meridionali in cambio di una non chiara futura riunificazione del paese (che è chiaramente non praticabile allo stato attuale delle cose, data la situazione politica ed economica completamente differente e non integrata delle due metà della penisola coreana). Si è inoltre distinto per la visita al mausoleo di Lenin in Russia (evento molto raro per un capo di stato dalla caduta del comunismo). Sebbene la dittatura dei Kim sia riuscita a perpetuarsi per oltre mezzo secolo in condizioni di stabilità, non si può dire abbia conseguito gli stessi risultati in ambito economico. Se fino agli anni ’60 i nordcoreani hanno avuto un buon tenore di vita, da allora la situazione è costantemente peggiorata. La stagnante e rigidamente centralizzata economia è crollata a causa di un settore secondario obsoleto, di cooperative agricole collettivizzate a scarso rendimento (dovuto sia al sia all’arcaicità dei mezzi e delle tecniche impiegate) e per la netta riduzione degli aiuti sovietici e cinesi dopo il 1991. Dalla fine degli anni ’80, la distribuzione dei generi di prima necessità ha cominciato ad essere sempre più lenta ed inefficiente e il susseguirsi di cataclismi naturali all’inizio degli anni novanta, hanno causato vere e proprie carestie generalizzate, nelle quali sono perite (dal 1997 ad oggi) almeno un milione e mezzo di persone. Da allora il paese versa in una situazione molto critica, con il fabbisogno alimentare di gran parte della popolazione garantito da organizzazioni straniere come la Fao e Good Friends. Come si è potuto capire la condizione di un qualsiasi cittadino nordcoreano, ovviamente esclusa una ristrettissima elite legata all’esercito e al Partito Comunista, è veramente pessima. In balia di un isolamento totale, con il rischio concreto, della morte per fame, potendo alla minima infrazione finire in un campo di concentramento insieme alla propria famiglia (ebbene sì le punizioni, anche per le minime infrazioni si estendono all’intero nucleo familiare per tre generazioni), senza alcuna possibilità di comunicare e informarsi all’estero senza poter espatriare (pena la morte), il nordcoreano medio vive nel terrore più puro e nella costante necessità di conformarsi a quei pochi modelli di comportamento tollerati. Peraltro osservare un atteggiamento patriottico e socialista non basta, poiché l’intera popolazione è divisa in numerose categorie e sottocategorie che, in definitiva, sono tre: ostili, neutrali e favorevoli. Queste “caste” sono rigide e non è molto facile riuscire a migliorare la propria situazione (solitamente il modo migliore è la carriera militare). E l’uguaglianza che fine ha fatto? Nessuno lo sa e (ovviamente) nessuno osa chiederlo. Questo triste elenco di abusi non può non concludersi con una stima delle morti causate dalla dinastia Kim. Alle 100.000 morti stimati nelle varie e periodiche purghe all’interno del Partito Coreano dei Lavoratori, bisogna aggiungere almeno un milione e mezzo di morti all’interno del sistema gulag (con la morte media di cinque prigionieri al giorno per ogni campo) e un altro milione e mezzo di morti dovuta alle ricorrenti carestie. C’è inoltre da dire che la guerra di Corea (1950-1953) pianificata ed iniziata da Kim il Sung, con i suoi 1.300.000 morti va di certo annoverata tra gli orrori del regime. Anche se le cifre sono, talvolta, come nel caso delle vittime del sistema concentrazionario e delle carestie, semplicemente un ordine di grandezza, sono enormi per un paese di appena ventitré milioni di abitanti. L’orrore più grande, insieme alle torture, alle famiglie sterminate, ai neonati uccisi, alle camere a gas è l’indifferenza del mondo. Dopo un secolo breve di totalitarismi e di stragi e di lezioni che dovremmo aver imparato, non si può più voltare la testa, non si deve più lasciare la popolazione nordcoreana a patire e a lottare da sola contro una tirannia ereditaria. Ciascuno di noi, nel suo piccolo, può fare la differenza.
Fonti:
- Il libro nero del comunismo (Le Livre noir du communisme: Crimes, terreur, répression, 1998, a cura dello storico del comunismo Stéphane Courtois)
- L’ultimo gulag(Kang Chol Hwan, con Pierre Rigoulot)
- http://en.wikipedia.org/wiki/Human_rights_in_North_Korea
- Human Rights Documents - http://ap.ohchr.org/documents/E/CHR/resolutions/E-CN_4-RES-2005-11.doc
- Reporters without Borders - North Korea - Annual report 2005: http://www.rsf.org/article.php3?id_article=13430
- Freedom House - http://freedomhouse.org/template.cfm?page=22&year=2006&country=6993
- “Welcome to North Korea”, by Peter Tetteroo and Raymond Feddema, 2001: http://www.youtube.com/watch?v=FJ6E3cShcVU (ultima consultazione: 25/04/2008)
Tags: Comunismo, Corea, Il, Jong, Juche, Kim, Nord, Sud, Sung
Scritto in Giornale Online |